CHIOSTRO DI SAN SIMEONE
ll Chiostro di San Simeone, risale al 1458 ed è dedicato all'eremita armeno Simeone, giunto a Polirone dopo anni di pellegrinaggi nei grandi luoghi della cristianità e qui morto in odore di santità il 16 luglio 1016. Il piano superiore del chiostro era occupato dall’infermeria vecchia a est, dalla biblioteca e dalla dimora dell’abate a sud, dalle celle-dormitorio dei monaci a ovest e a nord. Al pianterreno si trovavano le celle per i monaci di passaggio, la cantina, la sartoria, la calzoleria e, sul lato nord, la farmacia, come ricorda ancora un'iscrizione sopra al portale:
QUAE NATURA LOCIS RAPIDIQ. POTENTIA SOLIS COMPOSUIT CERTA LEGE FRUENDA DARI HIS MEDII DOCTA ARS SI QUID CORRUPERIT ARTUS HINC SUPERUM SPONDET DONA SALUTIS OPE H.O.D.V.M.A.F.F. ANNO DNI MDCXVIII
“Ciò che la natura dei luoghi e la rapida potenza del sole ha composto secondo una legge certa, l’arte esperta del medico lo offre a beneficio degli uomini. Se qualcosa corrompe le membra, da qui (da questa arte) la potenza divina promette i doni della salute.”
H(oc) O(pus) D(ei) V(irginis) M(arìæ) A(uxilio) F(actum) F(uit) Quest’opera fu fatta con l’aiuto di Dio e della Vergine Maria, Anno del signore 1618>>
Il chiostro, in stile tardogotico, assunse l’aspetto attuale fra il 1458 e il 1480. Il lato più antico è quello ovest, che reca ancora tracce romaniche. I lati nord ed est si possono far risalire al secondo ‘400, periodo al quale risale anche la decorazione a fresco nei sottarchi dei portici, con tondi entro i quali sono dipinti busti di vescovi benedettini, in stile tardogotico; su questo strato vennero poi dipinti, nel secondo Cinquecento, busti di papi. A quell’epoca risalgono anche gli affreschi con le Storie di San Simeone, che si ammirano nelle lunette del chiostro, attribuibili a pittori forse di scuola fiamminga. Sotto agli affreschi era scritto un poema latino composto da Angelo Sangrino, abate di Polirone tra il 1567 e il 1571, in gran parte perduto. Sul lato nord del Chiostro si affaccia l’attuale Biblioteca Comunale di San Benedetto Po, posta in quella che doveva essere la Sala del fuoco del monastero.