IL PASTO DEI MONACI DEL MONASTERO DI SAN BENEDETTO PO IN POLIRONE

I monaci del monastero di San Benedetto Po usavano consumare pasti frugali. La carne è consentita solo per i malati e gli ospiti; il pesce e il formaggio solo per le grandi occasioni. Solitamente si servono solo due pietanze cotte: il primo è una specie di polenta a base di orzo, il secondo a base di legumi. A volte si aggiungeva un terzo piatto a base di frutta o verdura fresca. A ogni monaco spettava 350 gr circa di pane al girono.

Si tratta di una alimentazione poco equilibrata che ingrassa i monaci e li sottopone a commenti non sempre benevoli da parte della gente. La cena poteva essere sostituita da una tisana di tiglio o di camomilla mentre il vino poteva essere consumato nella quantità di un quarto di litro al giorno.

IL PASTO DEI MONACI

La cucina del monastero di San Benedetto Po sfornava piatti semplici e sobri.

Al momento del pasto poi, segue un rituale ben preciso perché per i monaci del monastero in Polirone di San Benedetto Po mangiare non significa solo nutrirsi, ma comunicare nel silenzio, con il prossimo e con Dio e non si può comunicare là dove esista disordine. A tavola il silenzio è assoluto e i monaci vi accedono dopo il lavoro non prima di essersi cambiati d’abito e lavate le mani nel lavabo posto di fronte al refettorio. Prendono posto davanti alla tavola, ma attendono l’abate per pronunciare la preghiera. Un lettore legge brani della Sacra Scrittura e i monaci mangiano, ascoltando la lettura, in silenzio, senza guardare nel piatto altrui ma pur restando vigili a fin che il proprio vicino non rimanga senza cibo. Finito il pasto depongono con cura le posate nel piatto, raccolgono le briciole di pane e al segnale dell’abate che pone fine alla lettura, si dispongono davanti alla tavola, pronunciando una preghiera di ringraziamento, si inchinano ed escono dal refettorio.