Il vino è una presenza costante nei possedimenti del monastero di San Benedetto Po.Oltre all’utilizzo liturgico delle messe in abbazia, costituiva un importante alimento e veniva sempre mescolato con acqua ed era ritenuto un medicinale in grado di prevenire e curare le infezioni.

La vendemmia nei vigneti del monastero di San Benedetto Po avveniva dalla metà di settembre e l’uva veniva riposta in ceste fatte di rametti intrecciati.

 

LA VINIFICAZIONE

La prima operazione avveniva all’aperto ed era la pigiatura. La si effettuava con i piedi all’interno di tini o di vasche dove rimanevano le vinacce mentre il mosto defluiva all’interno di bigonce o mastelli. Vinacce e mosto venivano uniti e lasciati riposare per la prima fermentazione da cui si produceva il vino di prima scelta che continuava la sua fermentazione in botte. Una volta tolte le vinacce, venivano messe in acqua e quindi passate al torchio da cui usciva un secondo vino o mezzo vino o torchiato.

Le vinacce pressate venivano lasciate ancora in acqua per ottenere il terzarello o vinello. Nei fiaschi il vino veniva protetto con uno strato d’olio e il collo del recipiente era coperto con della tela o della carta. I tappi di sughero arrivarono solo nel XVII secolo. Alla fine ti tutto il procedimento, le vinacce potevano essere usate per distillare grappe.